Brèsa desquarciàda

Brèsa Desquarciàda

di Giovanni Peli
con Roberto Capo
tromba: Ettore Ferronato

Brèsa Desquarciàda è una successione di scene, ognuna delle quali rappresenta un anno di vita del protagonista che decide di scrivere una pagina di diario ad ogni Natale, dal 1966 fino al Natale 2006, anno della sua morte, morte prevista, che conclude una vita finita sulla strada, da barbone, dopo una serie di vicissitudini così speciali ma insieme così comuni. Attraverso gli occhi di questo personaggio, attraverso quindi un punto di vista assolutamente parziale e a tratti allucinato, attraversiamo comunque la storia di molti bresciani vissuti nel Secondo Novecento, e potremmo dire la storia di ogni uomo che ha dovuto fare i conti con i complicati, inarrestabili e globali cambiamenti che hanno caratterizzato questo periodo storico.
La lingua usata è una lingua spuria che ha come base il dialetto di Brescia-città, contaminato dall’italiano burocratico e dall’italiano letterario. Già nella lingua si incarna la contraddizione di voler scrivere un documento personale che di fronte alla morte viene affidato ad un passante/spettatore e quindi pubblicato, adoperando una lingua orale come il dialetto, non potendo però evitare di richiamarsi ad una lingua scritta, l’italiano, lingua dello spot, della scuola, ma anche della tradizione letteraria.

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Da una rappresentazione del 2009 con Francesco Lattuada alla viola

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