Babilonia non dà frutti

Babilonia non dà frutti

Babilonia non dà frutti

Babilonia non dà frutti

«Si va a periodi. C’è stato un periodo in cui volevo essere accondiscendente, più o meno con tutti. Mi ero fatto l’idea di essere troppo chiuso, sia socialmente sia culturalmente, le due cose tra l’altro sono disgustosamente collegate. Così, meno nell’arte, molto nella vita (sappiamo già quanto sia auspicabile che le due cose siano disgustosamente collegate, necessariamente, pervicacemente ma disgustosamente collegate), mi feci alfiere di aperture straordinarie verso tutto e tutti. Giunsi ad apprezzare perfino qualche gruppo indie rock. Per fortuna quel periodo è finito […] Parlerò di cose che mi piacciono e soprattutto di cose che non mi piacciono proponendo una parzialissima verità che mi tengo in tasca e accarezzo, come un corno, appassionatamente.»

Così iniziava una mia rubrica, dal titolo emblematico MA BASTA, per il blog Metropolis Zero, in tragicomico equilibrio tra il livore e il sarcasmo. Quel gioco (auto)distruttivo è continuato, ora stemperandosi ora rinvigorendosi, nel canto poetico. Questo libro è il risultato di alcune per me nuove e “definitive” indagini cardine attorno a cui ruotano utopie, rivalse, effusioni.

Il volume è disponibile su Eretica Edizioni

Nicola Vacca per Zona di disagio

 

La natura

Si vive e si muore senza speranza
pur stando coi figli nella natura
preservandoli da minacce e tablet,
niente ti risveglia dai tuoi pensieri
dalla tua fissazione per la logica
dal tuo mentire a te stesso e dall’ego.
E più tu vuoi insegnare e aiutare
più dimentichi l’abisso che è in te.
Non sei il centro del mondo e ciò che credi
di essere e di sapere non consiste
che in tenaci pregiudizi ottusi.
Nel mio male voglio darti un consiglio:
non devi darti da fare per essere
qualcuno o men che meno qualcosa:
portami via il dolore e poi sorridimi.

 

I fulmini

Lo slogan sull’ultima strage
aleggia ancora una volta nell’aria
scherzavamo ieri a contare i fulmini
tu venivi vicina e voltavamo
pagina
è la fine del mondo si tentava
coi gesti apotropaici conosciuti
sussurrami nella notte il bianco
qualcosa di più sul destino:
i dolori delle mani si sbiecano
domani piegheremo le lenzuola
leggeremo attentamente il giornale
domani.

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