Dicono de Gli altri mai…

Gli altri mai

Dicono de Gli altri mai…

Oggi mi sono posta l’obiettivo di ascoltare tutti i dischi di musica nuova che conservo per dar loro la giusta attenzione che meritano. Ovviamente è difficile dare veramente attenzione a qualcosa se la si butta nella mischia insieme ad altre tante. Credo che mi fermeró con queste 5 piccole perle di poesia. Grazie Giovanni Peli, di te ho giá detto tanto sia qui che in privato. Con questo piccolo gesto rinnovo quello che penso, é davvero un bellissimo lavoro. Spero tu riesca a farlo sentire a tante persone, merita tantissimo. Gran bella voce, oltre al resto, il ché non guasta. (Maja Maiore).

L’ultimo disco che vorrei lasciarvi è “Gli altri mai” del poeta/musicista bresciano Giovanni Peli. Cinque pezzi che piaceranno tantissimo a chi -come me- si sente orfano dei “primi” Non Voglio Che Clara. Quel cantautorato assai fine, densamente malinconico, suonato con asciutto e trasognato decoro… un ep sorprendente, che scorre e ti fa un po’ male, ma al contempo sei costretto dalla sua aura magnetica a rimettere su più e più volte. Proprio una bella sorpresa. (Martin Venator).

Torino e Stefy sono splendide. C’è il “lavoro” del contrabbasso. Praticamente tutto quel che serve per dare rigore ed eleganza a una opera precisa e maestosa su cui agisce in felice andare la partitura del pianoforte. C’è la voce nitida e bella di Giovanni Peli che chiude ogni passaggio della metrica acustica e delle parole come stesse chiudendo un cerchio magico.Le tracce di Gli altri mai sono raffinate e quel che colpisce di più e s’insinua è il sospetto che sotto l’accattivante e limpido mestiere dei tasti e di arco covi una sorta di geniale spirito malefico. (Maria Peritore Fabbri).
La fuga dai contenuti del pubblico italiano è evidente anche nel 2016 quando Motta fa il botto riscaldando la minestra giovanilista servendo per contorno il disincanto dell’amato e Giovanni Peli no, anche se fa un pezzo -Esaurire il tempo- che starebbe bene dentro un disco di Battisti e con un testo degno di questo nome perché poeta non ci si inventa una mattina col mal di testa, come le multinazionali dei taccuini vorrebbero dare a intendere. (Luca Buonaguidi).

Noi restiamo in silenzio
non ci vogliamo svegliare.”

Giovanni Peli in questo album fa intuire una sensibilità artistica che in Italia oramai sta svanendo. Non è un disco alla moda, bensì un disco coraggioso poiché onesto e sincero, valori che oramai stiamo perdendo. (Valeria Schirru)

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© 2018 Giovanni Peli | Foto di Fabiana Zanola