Il principe, il bibliotecario e la dittatura della fantasia

Il principe, il bibliotecario e la dittatura della fantasia

Il Principe, il Bibliotecario e la dittatura della fantasia

epica bizzarra del giovane precario
di Giovanni Peli

Marco – giovane di buona cultura umanistica – vive con estremo disagio la sua situazione di precario; si rassegna, però, e a volte si conforta con un po’ di amara ironia e con una vitalità che a tratti esplode, tanto esasperata quanto effimera.
A complicare le cose c’è il regime dittatoriale della sua stessa fantasia, nutrita – forse eccessivamente – dagli scrittori e dai musicisti
amati e “metabolizzati”.
Così la vita ancora di più gli s’ingarbuglia: Marco si dedica in maniera maniacale ai personaggi irreali che inventa, ed il mondo alternativo e grottesco nella sua mente diventa una seconda casa. È più importante trovare un buon lavoro o salvare la bella Amelia?

Estratto da Il Principe, il Bibliotecario e la dittatura della fantasia (cap. XIX)

Un autunno periferico e sgualcito
un quartiere di una città del Nord.

Enormi abeti anneriti dai clacson
i cagnolini che tirano le donnette.

Ognuno si sa fare i fatti suoi
i pensionati scappano dalla moglie.

Un pirlo e risalgono qualche ora
antiche vette delle sigarette Nazionali

e della Juve le gratifiche del Natale
qualche figlio che ha studiato per chi.

E anche di se stessi soddisfazioni si sa
un po’ di fortuna di amor proprio.

Lo sanno meglio le mogli che mai
la vita è stata un sogno e cieche a casa

guardano la vita intristire senza libertà
e beato chi almeno ha tanti soldi.

Il più fortunato di loro abita qui
nella luce gialla e malsana dei lampioni.

Un uomo che ci sembra senza nome
ha un hobby un po’simbolico e schifoso.

Denominare l’uomo e l’hobby insieme:
l’Uomo-che-fruga-nei-cassonetti.

Così si fa con l’uomo e la sua professione
che ci vogliono bravi a fare solo una cosa.

Il quartiere dove è residente Marco
un po’ di verde una parrocchia e le scuole.

Le sterminate domeniche e poi sèmper laurà.
L’Uomo-che-fruga-nei-cassonetti s’appresta ad uscire.

Oh quando verrà l’amica schietta e senza volto?
Lei che incontro ogni giorno di nascosto…

Lei che chiamo sempre con un nome imprevisto
venga e non la chiamerò crudele.

Che arrivi presto e tutta intera
non in forma leggera come morte-della-mente.

E’ la situazione delicata del nuovo personaggio
che la sorte ha relegato nella vita reale.

Dalla morte della moglie di nome Maria
i pomeriggi li passa a setacciare rifiuti.

Un appendiabito modificato opportunamente
è il prolungamento del suo arto sinistro.

Col destro tiene aperto il cassonetto
e l’attrezzo sballotta l’immondizia.

Oggi ha riempito tre o quattro borsine
la spesa la fa completa e non spende.

Se c’è da mangiare mangia ma il più
lo porta a casa nell’ufficio apposito.

Si tratta di una camera coi giornali
per terra stesi e una decina di gabbiette

dei canarini dappertutto amati da Maria
che per lui c’è ancora e prepara per due.

Parla con lei e seduto per terra
intreccerà ghirlande di pattume.

Tutti lo sanno ma lui si nasconde
come lo struzzo la fa sempre franca.

Guarda con certi occhi che sembra
un animale cos’ha oh Marco che gli manca?

Degno di nota il suo comportamento
ma i coetanei non lo salutano mai.

Tutti maligni col pirlo in mano
non lo chiamano neanche per nome.

A lui invece piacciono i bambini
che lo spiano dalle vetrate della scuola.

Due coniugi in crisi con la scusa
di spiare il matto con la figlia

hanno passato momenti felici
ritrovando il grande amore quello vero.

Un gatto sarebbe morto schiacciato
se il matto non l’avesse spaventato.

Micio che ti eri imbambolato davanti
ai fanali grossi in mezzo alla strada.

Oggi l’Uomo-che-fruga-nei-cassonetti
è tutto elegante perché?

Nella luce malsana dei lampioni
cammina con la sua bella borsina.

Passano accanto e ridono sotto i baffi
due coetanei in effimera fuga.

Con due soprannomi per uno
trascorrono qualche minuto.

Finché non gli sono vicini
provano a cambiare discorso.

Ma “Salve” fa il matto e loro
ricoperti di vergogna stanno zitti

con gli occhi per terra a cercare il suo nome
nella malsana luce gialla dei lampioni.

 

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© 2017 Giovanni Peli