Filastrocche di ogni cosa

 

L’olocausto

Il mio cuore è una farfalla
in silenzio vola lontano
sente la musica e balla
la speranza ci prende per mano.

Stanotte ho trovato una palla
è scoppiata senza un motivo
un sogno finito nel ghetto
insieme al nostro destino.

Amico tienimi stretto
così non avremo paura
chi non ci porta rispetto
ha un cuore di pietra dura.

Amico canta più forte
la musica porta fortuna
per lei non esiste la morte
la musica va sulla luna.

E poi, stupite, le stelle
chiederanno “chi ha tanto coraggio?”
i bambini con le ali più belle
eterne farfalle in viaggio.

 

Luca Sonnellino

Luca Sonnellino
non perde un minuto
in piedi o seduto
si fa un pisolino.

Passa in strada un motorino
non lo sveglia il rumore
dello scoppiettante motore
né il clacson cristallino.

Passa in strada un macchinone
fa un rumore proprio orrendo
ma Luca sta dormendo
e il sogno è un’emozione.

Nel sogno c’è un’automobile
Luca è l’autista spericolato
che a una curva si è ribaltato
ma nel letto sembra immobile.

Vola fuori dall’abitacolo
è un brutto e strano incidente
per fortuna non si fa niente
perché lo salva un enorme ostacolo.

Il materiale è cioccolata
di torta sono le forme
la dimensione è più che enorme
il peso una bistonnellata.

Allora Luca si sveglia
per farsi una mangiata
ma era solo immaginata
la torta meravigliosa.

Nel sonno ripiombando
per ritrovare la torta
la dolcezza purtroppo è corta
non c’è mica il telecomando…

Nel sogno però c’è un’astronave
che spara raggi fotonici
e con modi poco logici
tutto annienta e tutto invade.

Non rimane più niente
dell’architettonico intento
nessuno è contento
c’è il deserto per la gente.

Poi i marziani la mangiano
la cioccolata prelibata
vien distrutta, annullata
gli antennuti come pappano!

Non c’è torta, non c’è automobile
non c’è curva, non c’è rumore
Luca è sempre dormiglione
e nel lettuccio sembra immobile.

Ma per colpa di un freschino
apre l’uno e l’altro occhio
infranto come uno specchio
rovinato è il pisolino.

Coperta e lenzuolo svaniti
non c’è più niente attorno
non c’è pietanza né contorno
camera e letto spariti!

“Si salvi chi può! Aiuto!
questa è la fine del mondo
viene mentre sto dormendo!
L’universo è perduto!”

Così dicendo si sveglia davvero,
Luca si rigira nel letto morbido
e si lava via il sogno torbido:
un sogno doppio che sembrava vero.

 

Cos’è?

Un bimbo chiede “cos’è?”
di fronte alla foto del gatto
lo zio purtroppo è distratto
e risponde “biscotto e caffè”.

Un bimbo chiede “cos’è?”
se la mamma per lui fa un disegno
“è un famoso burattino di legno
il suo nome vuoi sapere qual è?”.

Un bimbo chiede “cos’è?”
ha visto un cappello magico
in testa al nonno simpatico
che dice “ma tu chiedi sempre cos’è?”.

Un bimbo chiede “cos’è?”
ma la stanza è tutta vuota
indica e gira come una ruota
“il niente è tanto per me”.

 

Ninna cacca

Ninna nanna bel bambino
fa la cacca sul cuscino
fa la cacca a piroette
è un campione di tressette
è un campione di formaggio
fa la cacca ad ampio raggio.

 

Amicizie

Se ti trasferisci
avrai nuovi amici
alcuni belli e piroettanti
altri strani e disarmanti.

Lì sul terrazzino
c’è un nuovo cagnolino
buffo e morbidoso
e col “bau” melodioso.

Nell’erba alta alta
c’è un micio esploratore
se tu fai il tuffatore
lui ti insegue, pista e salta.

Nel deserto erto erto
c’è una piccola duna dura
ma no! E’ la gobba di Gilberto
cammello con laurea in sabbiatura.

Gli amici servono sempre
se sei triste allegro o medio
anche se non dicono niente
col sorriso trovano un rimedio.

 

Per chi?

Per chi non si stanca di pappa
per chi a pallone è una schiappa
c’è un micio bombomicio affettino
che scuriosa annusante e truffaldino.

Per chi si nasconde birbante
per chi vuole un topo gigante
c’è un cagnetto bello e spuzzetto
scodinzolante linguacciuto e furbetto.

Per chi si è cosparso di grana
per chi nel ballo è una frana
c’è un biscio in cravatta al porto
che salpa per un giro sul Mar morto.

Per chi abbatte castelli di sabbia
per chi spesso è rosso di rabbia
c’è un orso peloso e letargosone
e col dito gli schiacciamo il nasone.

Per chi canta come un usignolo
per chi mangerebbe un cetriolo
c’è un panda spaparanzato tra i bambù
che sogna mille maccheroni al ragù.

 

Gioie della lettura

Un piccolo libro speciale
mi ha fatto un po’ più contento
le emozioni che mi ha fatto provare:
il ridere il segreto lo spavento.

 

Possibile?

Stare in equilibrio sul gatto
danzare come un cerbiatto
correre fino a dove sei tu
volare e mai cadere giù.

 

Gino e la giostra

Gino gira sulla giostra
la trova meglio del passeggino
il mondo ruota tutto attorno
e ogni Gino fa sempre ritorno.

 

Perché il malvagio ride?

Perché il malvagio ride
se inciampo con il piede?
e se sbaglio le parole
“luna” invece di “sole”,
“singhiozza” per “starnazza”
sapeste come sghignazza!

Solo una è la risposta
al quesito un po’ malposto:
se il malvagio agguerrito
nel suo cattivo rito
sbadigliasse come il nonno
verrebbe a tutti subito sonno!

 

Il pompelmo inesprimibile

Non c’è niente di più buffo
anomalo e inconcepibile
di un papà ancora assonnato
alle prese col pompelmo inesprimibile.

Un frutto tondo tondo
che sfugge a ogni definizione
sta fermo e non si fa acchiappare
rimbalza tutta la notte
e poi torna per colazione.

La spremuta è giusto rito
per chi al mattino è un po’ svampito
ma a volte un frutto prelibato
è un nemico sottovalutato.

Papà lo afferra sicuro di sé
ma sente una scossa che più scossa non c’è!
Nessun cortocircuito, nessun cavo dissaldato:
è un diavolo il pompelmo elettrizzato!

Papà molla la presa e lui ride senza bocca
mentre cade al rallentatore
poi tocca terra rimbalza e schizza
si incolla al soffitto e di sé fa gialla pizza.

Alto papà va con lo scaletto alto alto
saluta il lampadario impallidito
va a staccare il pelmopizza incantato
che da pizza torna palla pazza
e subito,
apparsa una bocca,
gli morde un dito.

“Con te non ho finito!” e “Di te farò spremuta!”
gridava il papà come un prode guerriero
e cosa fece il frutto giallo, lingua biforcuta?
Non ci sono parole per dire ciò che è vero.

“Giammai umano ribaldo
avrai il mio succo
né freddo né giallo
né per frode né col trucco”.

Così dicendo ebbe gambette
ebbe braccine e occhi da gatto
ebbe fischio acuto, richiamo d’olifante
e da Pompelmia accorsero a rischiare la sorte.

“Non per mano tua avrò morte”
e sale sull’astronave di Pompelmia
grande come cento e più pompelmi
“Tanti saluti a moglie e bambini”.

“Per questo” dice papà “niente spremuta stamattina”
“Se così stanno le cose mi devo rassegnare”
“accontentati di questo quello e quest’altro
e quando incappi nell’agrume
vedi di essere un po’ più scaltro”.

Non si poteva esprimere
non si poteva spremere
ma il succo è questa storia,
qualcosa ne abbiamo ricavato:

Con i girotondi delle parole
le storie sono più vere che mai
papà e bambino sono stati
lontano e vicino
in cucina
una mattina
tra un biscotto e un cappuccino.

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© 2017 Giovanni Peli