Il falso eroe avanza pretese infondate

Il falso eroe avanza pretese infondate

L'album

Crediti


Demo scritto, eseguito e prodotto da Giovanni Peli nel 2005

Assolutamente no

Luci
soffuse per questa sera
una cosa che non faccio mai
perché mi sembra troppo poco seria
perché io dico sempre no

assolutamente no.

Luci
su ciò che non ho mai capito
su chi vedevo dentro me
come se non ti avessi mentito
ti prego dimmi no, dimmi no
dimmi no

non è una bugia un no
dimmi no
dimmi no
dimmi no
dimmi no
assolutamente no.

Io non avrei luci
ma nemmeno tutti questi problemi
non è certo una risposta elegante
ma forse potrei stare fermo
e domani potrei
anche parlare con lei

che da me ha sentito solo no
ma non è una bugia un no
neanche una bugia un no
ti prego dimmi no, dimmi no, dimmi no, dimmi no, dimmi no…
assolutamente no.

 

Conto i giorni

Volevano inchiodarmi al filo del discorso
lo zio è un poeta dice le stesse cose ma meglio
i nomi dei fiori li incolla alle pareti
va tutto bene
mi alzo presto di mattina
e ho ripreso a credere in dio.

Le promesse le fanno i presidenti
che si lisciano la pelata scintillante
le faccio anch’io ma sono costretto
perché cerco qualcosa che non ho mai perso
giurarti eterno amore
è stato facile
non avevamo mai niente da metterci
e continuano a dirmi fermati.

Porto
testimonianze prove fatti e filastrocche
giorno per giorno
installo cento volte il mio passato
riamangono oggetti cari
fotografie di angeli neri
imprevedibili voli
schianti e tuffi

Volevano mostrarmi un altro paradiso
lo zio odia il petrolio e non vuol fare più l’amore
volevano inchiodarlo ai nomi difficili
come se non bastasse
anch’io avevo vent’anni
e qualcuno mi regalava i vestiti.

Anche noi siamo obbligati a cambiare le cose
e nessun conservatore dovrebbe cantare
ma il nemico ha mille volti lo riconoscono in pochi
non ha futuro
gli conto i giorni
si farà un discorso a parte per lei
e continuano a dirmi fermati.

Porto
testimonianze prove fatti e filastrocche
giorno per giorno
installo cento volte il mio passato
ora che parli così
vorrei averti qui
imprevedibili voli
schianti e tuffi.

 

Ho lavorato abbastanza

Ho lavorato abbastanza
per qualcuno che non c’era
per un figlio che ubbidiva
rischiando di morire.

Ho lavorato abbastanza
fra lingue mai sapute
per rovinare i sogni
per ingannare un figlio.

Ho amato abbastanza
il futuro che ho già visto
vado contro tutti i pali
e mi costringono a parlare
di qualcuno che non torna.

 

I figli di Giorgio

Lasciamo che rincretinisca
davanti al suo teletrasporto perfezionato
che lo fa stare sempre
in due posti diversi contemporaneamente
così può dire sempre
tutta la verità per due volte.

Giorgio poi trasformava
tutti i suoi cassetti in altoparlanti
e tutte le volte
che il gatto entrava diventava un cantante
e così tutti i bambini
giravano coi loro soldi per tutto il mondo.

Giorgio lanciava certi sguardi
come quelli di tua moglie
che non voglion dire niente
dimmi tu cosa mi piace
dimmi se c’è un domani
o se ho già la pelle d’oca.

Che non voglion dire niente…

Teletrasporto.

 

I nomi alle stelle

Qui non c’è posto
per tutti
sanno dare i nomi alle stelle
ma qui non c’è posto,

si rinchiudono l’uno dentro l’altro
per non uscire più.

Qui non c’è posto
per tutti
annullano i miei problemi
ma qui non c’è posto
mi impongono di risparmiare
ma qui non c’è posto,

si rinchiudono l’uno dentro l’altro
per non uscire più.

Il paese delle meraviglie le morde le dita
e da lì è già risalito, arriva alle orecchie.
E’ stanca e chiama il suo dio
un dio privato che la tiene in piedi.

Il suo cuore è un groviglio di spot
e un gatto dipana la matassa e le dà ragione.

Qui non c’è posto
per me
sanno dare i nomi ai problemi
ma qui non c’è posto
mi vogliono dire perché
ma qui non c’è posto

si rinchiudono l’uno dentro l’altro
per non uscire più.

Il segreto della sua vita lo sanno tutti
non porta né guerra né morte e non ha un’opinione.
Spegne lo stereo ed aspetta l’arcobaleno
di notte dà i nomi alle stelle non può farne a meno.

Lei non l’ha mai perdonato
e nessuno ha scoperto perché.

Qui non c’è posto per me.

 

La ballata di Harvey

Mi chiamano Harvey e c’ero abituato
a vivere solo e trascurato
ma qualcosa è successo e adesso te lo dico
sono Harvey e sarò il tuo migliore amico.

Mi chiamano Harvey e ti darò una mano
e non badarci se dicon che sei strano
se mi hanno dato un nome puoi contare su di me
te lo giuro ma non chiedermi perché.

Qualcuno mi ha visto
e sono contento
mi chiamano Harvey
e questo è il mio momento
e come fanno a sopportarmi
davvero non lo so
sono Harvey
e di difetti non ne ho.

Sembro allegro e sono a tua disposizione
se hai la varicella o il raffreddore
ma qualcosa è successo e adesso te lo dico
ecco Harvey il tuo unico vero amico.

Qualcuno mi ha visto
e sono contento
mi chiamano Harvey
e questo è il mio momento
anch’io ho i miei guai
ma non ne parlo mai
sono Harvey
e puoi chiamarmi quando vuoi.

Mi chiamano Harvey e non esisto
e per questo sono forte e resisto
e se sapessi tu tutto quello che so io
forse allora crederesti in dio.

Qualcuno mi ha visto
e sono contento
mi chiamano Harvey
e questo è il mio tormento
e se stai aspettando me
stai sicuro arriverò
sono Harvey
e di segreti non ne ho

sono Harvey
e di segreti non ne ho
sono Harvey
e di segreti non ne ho…

 

Marta

Marta cerca un dio che le stia bene
e non sopporta più la sua città
io la sto aspettando e lei non viene
paralizzata dalla superiorità.

Marta riempie il vuoto col cucchiaio
dice che ama troppo la libertà
io tengo le sue bugie nel salvadanaio
so già che in settimana scoppierà.

Non più di tre note
allora ricomincio da capo
questo è il risultato
di un percorso
che sembra inutile.

Marta vende e compra e poi si pente
combatte con un’invadente moralità
io trovo sempre cento nodi che lei non sente
li scrivo nella lista della spesa che lei non fa.

Marta non si è ancora innamorata
mi piace avere in cuore questa verità
un dio con i suoi stessi gusti non si trova
ma in fondo questa è solo la realtà.

Non più di tre note
allora ricomincio da capo
questo è il risultato
di un percorso
che sembra inutile.

 

Puoi fermarti qui

Puoi fermarti qui
hai una brutta cera
devi soldi a troppa gente
e per mille altri motivi
non capisci niente.

Puoi fermarti qui
la gente non perdona
hanno seguito le tue tracce
vuoi fare da padrona
ma sei sepolta da minacce
puoi fermati qui.

Per mille motivi
mille morsi sul collo
puoi fermati qui
farai da padrona
seminiamo i nemici
per coprirci di baci…

 

Tre figure

Nel bosco intricatissimo
passeggiano tre figure
una ha delle mani screpolate
con cui afferra le paure
e si rovinano di più
e se accarezzano la faccia fanno male.

Portatemi via quel Gesù da qui
potresti essere tu
se non fosse così sciupato
con la sua noiosa cantilena
non lo riconosco più
ha troppa fretta e troppe parole.

E’ troppo ricco per capire cosa serve a me
che del resto ero uno dei tre.

L’altra si inginocchiava
per raccogliere un pensiero
e farlo rivivere sradicato
senza limiti di tempo
e l’amavo già da un po’
aveva superato tutte le prove.

Tutte le prove, tutte le prove…

 

Voglio tornare dal mio uomo

Voglio tornare dal mio uomo
contare meno di niente
Voglio tornare dal mio uomo
contare meno di niente
fargli i figli fino a morire
voglio tornare dal mio uomo.

Vivere d’acqua e paura
il resto da parte per lui
Vivere d’acqua e paura
il resto da parte per lui
Imparerà a non mentire
voglio tornare da lui.

Se mi incontrerai domani
tira dritto e non salutare
Se mi incontrerai domani
tira dritto e non salutare
Impareremo a non mentire
voglio tornare dal mio uomo.

Assolutamente no
Conto i giorni
Ho lavorato abbastanza
I figli di Giorgio
I nomi alle stelle
La ballata di Harvey
Marta
Puoi fermarti qui
Tre figure
Voglio tornare dal mio uomo
  • Autoprodotto
  • 2005

  • Assolutamente no
    Conto i giorni
    Ho lavorato abbastanza
    I figli di Giorgio
    I nomi alle stelle
    La ballata di Harvey
    Marta
    Puoi fermarti qui
    Tre figure
    Tutto quello che fai
    Voglio tornare dal mio uomo

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© 2017 Giovanni Peli